Jeddah, Arabia Saudita, 15 Gennaio. Cosa c’è di più di Stephane Peterhansel alla Dakar? Nulla. Niente di simile. Non solo per le 14 vittorie del “conto” totale presentato alla Storia, non solo per il mito che dura da trent’anni. È il modo, di vincere, di vivere, di interpretare la Dakar. Stephane Peterhansel era uno dei favoriti “d’ufficio”, ma forse non il più gettonato alla viglia della 43ma Edizione. Eppure l’impresa è ancora una volta la sua. Sua e del nuovo Navigatore, Edouard Boulanger. Tre gare, due vittorie. Approved! Ancora una volta Peterhansel, la quattordicesima. Sei volte in Moto e, oggi, otto volte in Macchina. Una nuova vittoria alla Dakar è sempre un record, vincerla 14 volte significa scrivere, pensare, strutturare le proprie strategie, anche guidare, in un’altra lingua. Vuol dire venire da un altro pianeta, in buona sostanza. Che è quello che si sospetta a partire dagli anni ’90.

Peterhansel scende sulla terra e a 23 anni si presenta al via della sua prima Dakar nel 1988. Gli anni ’90 saranno suoi, esplosione nell’edizione del 1991 e tre vittorie consecutive. Dieci partecipazioni in moto, sempre con Yamaha a cui è rimasto fedele fino ai giorni nostri. Due ritiri, 1990 e 1996, sei vittorie, -1991-’92-’93, ’97 e ’98, un diciottesimo e un quarto posto, le prime due. In quei dieci anni c’è stato spazio solo per altri due Piloti: Edi Orioli, che ha vinto tre volte, nel 1988, ’90 e ’96, e per Gilles Lalay. Dieci anni di senso unico indicato da una Freccia Blù.

Gli anni dell’Auto sono più vari, per un caleidoscopio di eventi e di successi non meno forti e, talvolta, clamorosi, irriverenti per l’impegno degli avversari. Sono altre 22 Dakar… gavetta compresa quando fece salire a bordo Jean-Paul Cottret per il debutto del 1999con una Nissan T3, primo tra i non ufficiali. Tre soli ritiri e 8 vittorie! La scalata alla leggenda bis inizia nel 2000 inizia, ed è la volta del bellissimo progetto Mega e quel soffio dalla vittoria assoluta. Il primo podio nel 2003 e la prima vittoria arriva nell’era Mitsubishi, nel 2004 raddoppiata e triplicata nel 2005 e 2007. Mitsubishi smette e per la prima volta “Peter” sale sulle Macchine di Sven Quandt. Le prime due Dakar con una BMW X3. Poi con le Mini All4 Racing di X-raid vince nel 2012 e 2013. Decide di smettere e di divertirsi con la moto, ma ci ripensa quando Peugeot manda in campo le già mitiche 2008-3008 DKR. Sono i 4 anni travolgenti del Dream Team Peugeot che vince tre volte, due di queste per mano di Peterhansel. Finisce l’avventura Peugeot, ormai l’idea del ritiro è acqua passata e Peterhansel torna da X-raid, questa volta per la sfida del nuovo Buggy John Cooper Works. Storia di oggi. Terzo lo scorso anno, gli sarebbe piaciuto correre con la moglie, Andrea, ma il CoViD-10 ha fermato il processo. Serviva un Navigatore Pro: Edouard Boulanger. Primi il 15 gennaio 2021, Vincitori della Dakar 2021 Arabia Saudita, 43ma edizione della Serie iniziata nel 1979. È la quattordicesima vittoria!

La storia di queste due settimane. Peterhansel è secondo al Prologo e secondo anche nella prima tappa. Ma Al Attiah e Sainz, e anche Loeb, sono già in vena di alti e bassi i incominciano ad “incartarsi”. Al Attiyah inizia a bucare, Sainz a sbagliare, Loeb ha una macchina giovane, troppo, forse. Così la Mini #302 sale al comando. Ci rimarrà fino alla fine. Quando vince Al Attiyah guadagna poco, quando perde il ritardo è più evidente. Ci provano infruttuosamente Al Rajhi, Ten Brinke, Lategan, Sainz una volta che è a posto con la navigazione. Non ci provano nemmeno Przygonski, Roma, De Villiers, che preferiscono da subito accontentarsi. Loeb è indomabile, ma patisce gli stessi problemi di gomme di Al Attiyah e una certa fragilità della BRX Hunter.

Alla giornata di riposo di Ha’Il, il “peggior” risultato, “solo” quarti, Peterhansel e Boulanger hanno circa 7 minuti di vantaggio. All’intermedio di Sakaka della Tappa Marathon quasi 9. La stangata è un “progetto” di due giorni. Al termine dell’ottava “Peter” leva il piede nel finale e lascia sfilare leggermente Al Attyah, ingolosisce l’avversario. Nella nona tappa, l’Anello di Neom, parte l’affondo micidiale, risolutore. È la prima e unica vittoria, e una scoppola di dodici minuti nella fattura al Principe del Qatar per un vantaggio che sale a 18. Il resto, compresa l’ultima Speciale ridotta a 200 chilometri e vinta da Sainz, parliamoci chiaro, è pratica d’ufficio, routine. Ad Al Attiyah, secondo, va il merito di non aver mai smesso di crederci pur in una condizione tecnica difficile, a Sainz, terzo di averla animata con il cuore, a Przygonski e Roma, quarto e quinto, di aver insegnato il mestiere del ragioniere ai troppo esuberanti.

7.650 chilometri, 4.700 di Prove Speciali, dodici Tappe e due settimane intense di competizione da altissimo livello. Lo stato dell’arte del Rally-Raid, la Dakar. È stata una Dakar bella. Molto bella. Dopo l’edizione “zero” dello scorso anno, David Castera ha preso le misure con il contesto e messo in piedi un evento cha passa alla storia. Sicuramente ben organizzato, certamente avvincente come non accadeva da anni.

 

© Immagini: “Nani” Roma Media, BRX, Red Bull Content Pool, X-raid, Toyota Gazoo Racing, ASO Médiathèque – DPPI, DPPI-Soldano, KTM, Honda, Rally Zone

Dakar 2021 Classifica Finale Auto.

Peterhansel (FRA) / Boulanger (ITA), X-raid Mini JCW, 44h 27′ 11”

Al-Attiyah (QAT) / Baumel (FRA), Toyota Gazoo Racing, + 00h 14′ 51”

Sainz (ESP) / Cruz (ESP), X-raid Mini JCW, + 01h 01′ 57”

Przygonski (POL) / Gottschalk (ALL), Orlen Toyota Overdrive

Roma (ESP) / Winocq (FRA), BRX Hunter

Al Qassimi (ARS) / Panseri (FRA), Abu Dhabi Racing Peugeot,

Vasilyev (RUS) / Tsyro (UKR), X-raid Mini,

De Villiers (SAF) / Haro Bravo (ESP), Toyota Gazoo Racing

Prokop (CZE) / Chytka (CZE), Benzina Orlen Team Ford

Despres (FRA) / Horn (SAF), Abu Dhabi Racing Peugeot

 

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