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L’auto elettrica non sta cambiando soltanto il modo di approcciare l’auto stessa, la guida e le abitudini, ma anche l’industria che sta alle sue spalle e nessuno lo dimostra meglio di Tesla: la startup del geniale Elon Musk si è imposta in pochi anni come riferimento assoluto, bruciando sul tempo anche i gruppi automobilistici più affermati e mostrando un nuovo format anche aziendale.  

L’esempio migliore viene proprio dai siti produttivi, che vedono in cima alle classifiche per importanza non lo stabilimento di Fremont, il primo da cui hanno iniziato a uscire le auto elettriche Tesla, bensì quella del Nevada, la prima a meritarsi il nome di Gigafactory e dedicarsi alla produzione massiccia di batterie di nuova concezione. Batterie che in futuro diventeranno sempre più evolute e si integreranno nella struttura stessa delle auto, diventando elementi portanti e facendo di questo sito una fabbrica “anche” di auto.

Fenomeno (molto) recente

Sembra passato un secolo, ma la storia che stiamo per raccontare risale ad appena 8 anni fa. Correva l’anno 2013 e il mondo dell’auto – almeno quello europeo – era tutto concentrato nel prepararsi all’entrata in vigore della normativa antinquinamento Euro 6. La transizione ecologica era ancora lontanissima: Diesel e benzina la facevano ancora da padrone, le ibride erano competenza quasi esclusiva di Toyota e l’auto elettrica era vista come un oggetto esotico per pochi appassionati del genere.

Media e opinione pubblica non erano consapevoli della rivoluzione alle porte, ma i segnali non mancavano. Tra le finaliste per il premio di Auto dell’Anno, ad esempio, c’erano anche Peugeot 308, BMW i3 e Tesla Model S, arrivate poi proprio in quest’ordine. Insomma, dietro alla vincitrice, berlina dall’impostazione tradizionale, ben due elettriche all’avanguardia sono arrivate sul podio.

Una di esse era un’ammiraglia prodotta in America da un imprenditore visionario che poco dopo ha annunciato la volontà di costruire una fabbrica per la produzione in proprio di batterie per le sue auto elettriche.

L’intuizione delle batterie in proprio

L’inquadramento storico generale è necessario perché allora nessuno al mondo ancora si era cimentato direttamente nella produzione di batterie: tutti gli altri costruttori preferivano rivolgersi ad aziende specializzate, ma Musk e soci avevano già in mente la Model 3 e sapevano che per puntare su grandi numeri serviva poter contare su uno stabilimento proprio, presentato usando per la prima volta quel termine oggi diventato di uso comune: Gigafactory.

Molti gli stati americani attratti dall’iniziativa, di cui ben 5 hanno fatto promesse concrete di facilitazioni e incentivi per convincere Musk a costruire sul loro territorio. California, Arizona, New Messico, Texas e Nevada volevano accaparrarsi quella strana fabbrica delle batterie e alla fine è stato proprio il Nevada ad avere la meglio mettendo sul piatto agevolazioni fiscali per quasi 2 miliardi di dollari in 20 anni e una burocrazia particolarmente snella.

Lo stato ha scommesso sulle ricadute positive per il territorio e oggi sappiamo che ha avuto ragione. Con l’arrivo della Gigafactory, tante altre aziende si sono spostate nella stessa regione, facendo lievitare i tassi occupazionali così come i prezzi delle case (+17% solo nel primo anno).

Il ruolo di Panasonic

La Gigafactory è stata eretta su un terreno di circa 12 milioni di metri quadrati a est di Reno, nel nord del Nevada, e, grazie al sostegno delle amministrazioni locali, dotata di nuove vie di comunicazione che favorissero il flusso di mezzi e merci in entrata e in uscita. L’idea era quella di produrre batterie per le Tesla costruite nello stabilimento californiano di Fremont, distante 4 ore di treno. I lavori per la costruzione del nuovo sito industriale sono iniziati nell’estate del 2014 e sul finire del 2016 la prima fase della produzione di celle e batterie ha preso il via.

Alla progettazione della Gigafactory ha partecipato attivamente anche Panasonic, partner di Tesla proprio nella produzione e fornitura delle batterie e che è entrata come socio nella gestione del nuovo stabilimento. La collaborazione ha accelerato la messa in funzione delle linee e a inizio 2017 si sono già raggiunti grossi volumi.

La Tesla Gigafactory del Nevada

I primi lavori per la costruzione della Gigafactory Nevada

Nella Gigafactory del Nevada erano inizialmente prodotte celle del tipo 21700, pensate per l’imminente Model 3, con cui Tesla puntava ad alzare enormemente i volumi di vendita. Fino a quel momento, infatti, i modelli a listino erano Model S (2012) e Model X (2015): due vetture i cui listini partivano da circa 100.000 dollari.

L’inferno Model 3

Tesla sapeva benissimo che un progetto ambizioso come quello della Model 3, per via della forte richiesta, avrebbe imposto una profonda riorganizzazione dei metodi adottati dalla Casa fino a quel momento e ha spinto tantissimo per far crescere la produzione di batterie. Grazie proprio a Panasonic, che ha allestito e gestito gli impianti costruttivi, nel dicembre 2018 la Gigafactory del Nevada aveva già 11 linee funzionanti.

Per ottimizzare le risorse, ne ha addirittura convertite alcune dalla produzione di celle NMC (nichel, manganese, cobalto) a quella di celle NCA (nichel, cobalto, alluminio). Si doveva correre per rifornire la fabbrica di Fremont, a sua volta alle prese con ritmi folli per sfornare tante Model 3 quante ne chiedeva il mercato. Le richieste sono volate facendo sì che Tesla crescesse enormemente ma affrontasse così anche il suo momento peggiore, andando in crisi di liquidità e sfiorando la bancarotta. 

La Tesla Gigafactory del Nevada

La produzione di batterie nella Gigafactory Nevada

Aspettando le 4680

L’unico modo per sopravvivere era far proseguire le attività senza sosta. La Gigafactory è cresciuta ancora nel 2019, quando ha prodotto complessivamente 24 GWh di batterie, ma a fine anno la capacità media era già aumentata a 35 GWh. Nel 2020, anticipando addirittura le previsioni, è arrivata a 50 GWh, quanto bastava per alimentare mezzo milione di vetture circa.

Tuttora, Tesla non è sazia: vuole arrivare a 150 GWh all’anno portando la Gigafactory Nevada a diventare la più grande fabbrica di batterie al mondo perché attualmente, stando alle ultime dichiarazioni, la fabbrica è in realtà a meno del 50% del suo intero potenziale.

Non toccherà comunque solo a quello stabilimento sostenere il boom delle elettriche. La Casa nel frattempo ha costruito altre Gigafactory, ribattezzando Nevada Gigafactory 1. Ci sono nuovi siti produttivi di auto e di batterie (anche al di fuori degli Stati Uniti) e ci sono nuovi modelli, come la Model Y, che aiutano la Casa a tenere la leadership mondiale per volumi di vendita tra i costruttori di auto elettriche. 

La Tesla Gigafactory del Nevada

Il render di come sarà la Gigafactory una volta ultimati i lavori di espansione

Siccome negli ultimi anni i rapporti con Panasonic sono diventati abbastanza burrascosi, Tesla si è rivolta anche ad altri produttori per la fornitura di batterie. Ora, tra le priorità della Casa c’è quella di trovare il modo di produrre in massa le rivoluzionarie celle 4680 annunciate a settembre 2020. Sono più grandi, hanno maggiore densità energetica e prestazioni migliori.

Per ora sono realizzate in un impianto pilota a Fremont, ma è probabile che una volta definiti i processi possano diventare il prodotto di punta anche della Gigafactory Nevada, che infatti, di nuovo, si sta ampliando per ospitare nuovi reparti e nuove linee di pari passo con un’evoluzione tecnica che presto renderà le batterie anche strutturali.

Inaugurazione2016
ProprietàTesla
CollocazioneStorey County, Nevada
Superficie complessiva11.590.000 metri quadrati
Dipendenti impiegati7.000
Capacità produttivacirca 70 GWh all’anno
Altre attività
Modelli attualmente prodotticelle 21700

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