Nel clima di incertezza che ha regnato a Spa oggi, una cosa è apparsa immediatamente certa. Il pasticciaccio brutto consumatosi nelle Ardenne è destinato ad entrare nella storia della F1. L’atmosfera, pur essendo diverse le circostanze, era simile all’aria che tirava a Indianapolis nel 2005. Allora a fare scalpore furono le sei macchine giunte al traguardo a causa dell’ammutinamento dei gommati Michelin. Oggi, invece, tengono banco i due giri inanellati dietro la Safety Car prima di alzare bandiera bianca.

È stato il degno epilogo di un pomeriggio alienante, con un’attesa di oltre tre ore e aggiornamenti meteo che, ad un certo punto, sono diventati semplicemente l’anticipazione di un nuovo, ipotetico aggiornamento. Si è allungato il brodo in maniera esponenziale, arrivando al momento in cui, dopo un leggerissimo miglioramento, ci si è ritrovati nelle stesse condizioni del giro di formazione, ma con una visibilità peggiorata. Il direttore di gara, Michael Masi, ha così deciso di far partire i piloti dietro la Safety Car, per inanellare il numero di giri sufficiente ad assegnare metà punti.

Parliamoci chiaro: le condizioni per correre non c’erano. Il mix potenzialmente assai dannoso tra l’impossibilità di intervenire sull’assetto in caso di meteo avverso causa regime di parc fermé – normativa assolutamente rivedibile – e la poca affinità delle monoposto attuali con le condizioni di bagnato estremo lo escludeva. A questo si aggiunge la pista di Spa, con la splendida sequenza Eau Rouge-Raidillon, infingarda già in condizioni normali, figuriamoci con una visibilità scarsa come quella di questo pomeriggio.

Chi definisce i piloti delle femminucce – paragone che nel 2021 andrebbe francamente pensionato, ma non pretendiamo troppo – si sbaglia. Comparare quelli che con troppa facilità si definiscono alfieri “da Playstation” agli eroi senza paura degli anni Settanta-Ottanta non ha alcun senso. La Formula 1 negli anni si è evoluta, diventando più sicura. Oggi non è necessario rischiare seriamente la pelle per dimostrare il proprio coraggio. Il rischio è una componente imprescindibile del motorsport, ma disputare una corsa nelle condizioni di oggi avrebbe voluto dire sfidare la sorte. Tristi storie recenti – vedi Jules Bianchi – sono la dimostrazione che il gioco non vale la candela.

A mostrare poco coraggio oggi ha pensato Michael Masi. La gara sarebbe dovuta semplicemente essere annullata. In primis per rispetto nei confronti degli spettatori presenti a Spa, che hanno assistito ad una farsa senza avere alcuna possibilità di vedersi risarcire il prezzo del biglietto. E in secondo luogo perché l’assegnazione di punti per due giri dietro alla Safety Car potrebbe rivelarsi decisiva per le sorti del mondiale.

È inevitabile pensare che, alla fine del mondiale, quei 12,5 punti colti da Max Verstappen oggi possano fare la differenza. Così come non è difficile immaginarsi la sommossa popolare che si sarebbe scatenata se a vincere fosse stato il Gastone Paperone della F1, Lewis Hamilton. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Oggi il podio di George Russell ha regalato alla Williams ben nove punti. Un gruzzolo che potrebbe risollevare le sorti del team nel mondiale costruttori, ai danni di Alfa Romeo e Haas. Si parla quindi anche di soldi, non solamente di risultati sportivi. 

In ogni caso, la farsa ha raggiunto il climax con i festeggiamenti sul podio. In un’atmosfera surreale, hanno pure stappato le bollicine. Ma c’era poco da essere felici. Perché a Spa ha perso la Formula 1. Una categoria che con i suoi cavilli sta portando tanti spettatori a disaffezionarsi non può permettersi uno scivolone come quello di oggi. Certe decisioni mettono alla prova anche la pazienza dei più innamorati di questo sport. E non è questa la F1 che ci meritiamo. 

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