Le divergenze di vedute tra la F1 e la FIA sull’ingresso di Andretti e Cadillac nel Circus sono solo la punta dell’iceberg


9 gennaio 2023

Non c’è pace fra il presidente della FIA, Mohamed Ben Sulayem, e Liberty Media. Dopo le recenti polemiche, che sembravano finalmente rientrate dopo gli accordi economici fra le parti, un nuovo capitolo di lotta si è aperto con la dichiarazione del presidente FIA di aver aperto una indagine per ammettere al via in F.1 il team Andretti Cadillac GM. Le polemiche e i commenti negativi che sono seguiti a questo annuncio hanno costretto Ben Sulayem a dichiararsi sorpreso di questo atteggiamento negativo e nel contempo si è notato il silenzio totale da parte dei vertici di Liberty Media in merito al ventilato arrivo di un colosso come GM col marchio Cadillac affiancato al team Andretti Global.

I nomi sulla carta sono di peso, specialmente per il mercato americano cui fa parte proprio l’organizzazione e il core business di Liberty Media, per cui appare davvero strano che, con un team made in USA di un certo livello e non solo come squadra privata come la Haas, Liberty non accolga a braccia aperte una compagine USA che può contare su investimenti e una tradizione storica (il marchio Cadillac è presente da 112 anni e vanta una lunga esperienza nel motorsport) abbinata a un nome iconico come quello di Andretti, campione del mondo F.1 nel 1978 coi colori USA e del figlio Michael che nel 1993 è stato pilota McLaren a fianco di Ayrton Senna.

Anche qui il fronte di guerra che vede contrapposti FIA e Liberty origina dai soldi. Che i bilanci di Liberty Media nell’ultimo anno siano andati bene lo dicono i numeri: più 7 per cento di ricavi complessivi (da 668 a 715 milioni di dollari), un utile operativo con un più 2 per cento (da 80 a 82 milioni) riferendosi solo all’ultimo trimestre del 2022 rispetto all’analogo periodo del 2021 e di questi i team hanno ricevuto 370 milioni di premi rispetto ai 338 dello stesso periodo senza dimenticare che proprio negli USA, grazie al GP di Miami e Austin, la F.1 è passata da 500 mila spettatori a oltre un milione di cui il 77 per cento sono nuovi tifosi avvicinatisi al circus dopo la promozione di Liberty sul territorio USA.

E quindi proprio la presenza di un team e un motorista iconico come Andretti Cadillac dovrebbe essere visto di buon occhio. E invece no. Alla base, al solito, la spartizione dei premi e degli incassi. Lo status quo di 10 squadre per 20 piloti è il risultato dopo l’ultimo tentativo di allargare la griglia di partenza, voluta da Max Mosley, quando iscrisse tre team: HRT, Caterham Lotus e Marussia. Queste dovevano essere l’esempio di un sistema a budget cap che poi è fallito, visto che delle tre squadre non ci sono tracce. Forti anche degli accordi televisivi, che prevedono un minimo di 16 monoposto al via, la situazione attuale vede tutti felici e contenti, perché il patto della Concordia, rinnovato qualche tempo fa, prevede la spartizione dei premi fra i primi 10 classificati, con punti ai primi 10 arrivati. Ciò vuol dire che il 50 per cento dei partenti porta a casa i punti ad ogni gara (pensate a quando a punti ci andavano i primi 6 e partivano in 26…) e quindi un risultato sicuro.

Avere più squadre al via, magari con un costruttore (vedi Andretti Cadillac) mette a rischio qualcuno che vuole appellarsi a quell’accordo fra i team e i promotori che blindano la situazione attuale. E Ben Sulayem, conscio che questo meccanismo perverso non porta a una modifica degli equilibri, ha aperto le porte alla revisione delle domande. Perché oltre ad Andretti, c’è sempre in letargo il progetto Panthera, guarda caso finanziato con capitali arabi e magari qualche altro costruttore vorrebbe avvicinarsi al circus ma con queste regole, non ci sono spazi. Unica alternativa, comprare un team esistente, cosa che potrebbe essere valida per alcune squadre il cui valore di mercato rischia di essere ben superiore al reale valore economico delle stesse.

Un mercato drogato, in pratica, in cui Liberty vuole la semplificazione e il proseguimento di questo andazzo, con ingressi e uscite controllate e valore aggiunto per i team che fanno parte del circus. Dall’altra la FIA che da organo sportivo, elargisce le licenze e regola le leggi dello sport, che non può rifiutare a chi esprime l’intenzione di entrare in F.1 di poter presentare le proprie istanze. Se uno ha i 200 milioni di cauzione richiesti, una Casa madre alle spalle, una struttura per organizzare e costruire telai e motori, perché non potrebbe partecipare? In base a quale norma del diritto internazionale non potrebbe iscrivere una propria squadra rispettando le norme? Ed è qui che nasce l’ultimo capitolo di lotta. Liberty non ha nessuna intenzione di allargare i cordoni della borsa ad altre squadre, quelle attuali non vogliono vedere dimezzata la propria torta di incassi garantiti dai premi elargiti da Liberty Media. Un bel problema di cui Andretti Cadillac è solo la punta dell’iceberg delle lotte intestine presenti fra federazione e promotore. Ne vedremo delle belle. Restare sintonizzati…

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