Se molti in Italia sono alle prese con il Codice Verde, divenuto necessario per varie attività causa Covid, anche quelli spesso ritenuti più fortunati, appartenenti al dorato mondo della F1, non sono messi meglio. Anzi, molti addetti ai lavori del Circus che hanno fatto la vaccinazione sin da marzo, in Bahrain nalle fasi pre-campionato, non hanno ancora avuto modo di entrare in possesso del Green pass.

Da non credere, proprio loro, che detengono il vero “gran pass” da sogno. Quello con tanto di microchip FIA per insindacabile e libero accesso stagionale nei box del Mondiale. Eppure, a oggi, nonostante le comunicazioni di avvenuta vaccinazione anti COVID-19, quasi sempre con Pfizer, le procedure tra Paesi lontani e il nostro non sono andate tutte a buon fine. Il caso non riguarderebbe solo gli italiani e lo staff Ferrari o Pirelli.

A proposito di Ferrari, proprio il team principal Binotto si è lasciato andare a un commento sul campionato in corso: lui tifa per Max, della Red Bull, ma alla fine pensa che vincerà Lewis, come in passato.

ASTON. Il team Aston Martin non è riuscito a ottenere una revisione della squalifica inflitta a Sebastian Vettel nel recente Gran Premio d’Ungheria, come invece sperava. Tra cavilli normativi e giustificazioni, tutte plausibili e atte a dimostrare l’assenza di vantaggi per Vettel, quello che conta alla fine è la misurazione fatta e la quantità di benzina del momento: ritenuta insufficiente. Come ritenuto esagerato, da alcuni, è il provvedimento.

SCHUMI. Di recente il presidente FIA ed ex capo Scuderia Ferrari Todt ha palato del grande Schumi in un’intervista alla Bild: nessuna novità, solo un elogio alla moglie Corinna che cura il marito, sempre in lotta con le conseguenze dell’incidente di sette anni orsono sulle piste da sci. Todt ha confermato che è lei ad avere preso le redini della famiglia, da allora e soprattutto ad aver creduto nella possibilità di far continuare a vivere Michael.

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