Per la tanto attesa “versione B” della Ferrari SF1000 bisognerà ancora aspettare: a rivelarlo, in un’intervista concessa a Motorsport.com, è il team principal della Rossa, Mattia Binotto. Gli aggiornamenti alla monoposto, necessari dopo le difficoltà emerse nei test pre-stagionali a Montmelò, saranno portati in pista in Ungheria, fra tre settimane. «La SF1000 che sarà in pista sul circuito di Spielberg avrà la stessa configurazione vista nella parte finale dei test di Barcellona», conferma Binotto. Questo però, puntualizza il team manager, non vuol dire che nelle cinque settimane e mezzo di lavoro consentito dopo la pausa forzata causa COVID-19 «siamo rimasti con le mani in mano». 

Che la Ferrari SF1000 non fosse nata sotto una buona stella lo si era intuito già ai tempi di Barcellona, ma Binotto ne dà conferma: visto quanto emerso dai test, si è reso necessario «un importante cambio di direzione per quanto concerne lo sviluppo, soprattutto sul piano aerodinamico». Una rivoluzione copernicana che non si poteva pensare di portare a termine per la gara inaugurale della stagione in Austria: troppe le modifiche necessarie ad un progetto che non ha convinto a Maranello. In ogni caso, ci tiene a precisare Binotto, «al di là dello sviluppo fisico della monoposto, in queste settimane abbiamo lavorato tantissimo sull’analisi del suo comportamento, sia nelle simulazioni che con il contributo dei nostri piloti, e penso che ciò ci sarà utile in Austria».

La Ferrari, in buona sostanza, comincia la stagione come terza forza del campionato sulla carta, dietro alla corazzata Mercedes e alla convincente Red Bull, che, è bene non dimenticarlo, nelle prime tre gare della stagione ha la possibilità concreta di ben figurare su piste congeniali, racimolando punti importanti in ottica costruttori. In un mondiale estremamente condensato, partire con un pacchetto già competitivo è un vantaggio non da poco; così non sarà per la Rossa, che deve comunque sperare che la nuova direzione intrapresa dai tecnici sia quella giusta. Solo in Ungheria, «una volta introdotto lo step di sviluppo cui stiamo lavorando», sarà possibile capire «dove davvero saremo rispetto agli altri, anche alla luce degli sviluppi che i competitor avranno eventualmente introdotto».

E che la direzione presa con la SF1000 “B” sia quella giusta diventa ancora più importante alla luce del fatto che buona parte del pacchetto della monoposto per la stagione 2020 resterà invariato anche nel 2021. Il congelamento di un numero consistente di componenti per risparmiare risorse in vista dell’introduzione del nuovo regolamento tecnico, nel 2022, ridurrà giocoforza il margine di miglioramento per il prossimo anno. Chi andrà bene nel 2020, insomma, porterà il suo vantaggio competitivo anche nella stagione successiva. La Ferrari, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe vedersi quindi relegata ad un ruolo da comprimaria per i primi due mondiali di questa nuova decade. Ma per farci un’idea più chiara della situazione della Rossa bisognerà aspettare il GP all’Hungaroring del 19 luglio. 

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