Di cambi di livrea importanti ne abbiamo visti diversi, alle presentazioni delle monoposto per la stagione 2021 di Formula 1. Ma se le vesti inedite di Aston Martin e Alpine erano preventivabili, viste le nuove identità assunte dai team, in pochi si aspettavano una modifica radicale della propria livrea da parte della Haas. E invece stamattina è arrivato il colpo di scena. Addio al grigio che ha caratterizzato il team di Kannapolis di recente, per fare spazio a una livrea sui toni del bianco, rosso e blu.

Colori casuali? Certo che no. La VF-21 si vestirà delle tinte del vessillo della Russia, il paese di origine di Nikita Mazepin. Visto che Nikita non potrà correre sotto la sua bandiera nazionale per via della sentenza sul doping di Stato che ha colpito la Russia, la Haas sembra aver deciso di tagliare la testa al toro, consentendo a Mazepin di scendere in pista con una monoposto che rimanda direttamente alle sue origini. Stampate rosso e blu su bianco sulla vettura con cui Nikita debutterà in F1.

Ma la livrea della VF-21 è anche un chiaro messaggio che la Haas ha voluto mandare ai detrattori di Mazepin. Odiato ancora prima di scendere in pista in F1 per una serie di azioni e atteggiamenti discutibili, sia al volante che fuori. A scoperchiare il vaso di Pandora, dando libera diffusione all’ampia gamma di malefatte del nostro, tra scazzottate e dichiarazioni velatamente omofobe, era stato un video diffuso da Mazepin sui suoi canali social, in cui Nikita palpeggiava una ragazza.

Ne è nato un dibattito sul consenso – confermato dalla stessa protagonista, che aveva definito il gesto di Mazepin uno scherzo tra amici – e sull’inopportunità di veicolare certi contenuti, soprattutto da parte di un personaggio pubblico pronto a entrare in un mondo, quello della F1, dove le controversie da parte dei piloti non sono certo ben viste. E le polemiche non si sono arrestate con le scuse di Nikita, arrivate in fretta e furia. Lo dimostra il fatto che ogni post condiviso dalla Haas sui social riguardo a Mazepin causi delle vere e proprie sommosse popolari.

E la Haas che ha fatto? Si è limitata a diffondere, all’epoca dei fatti, una breve nota in cui specificava che questa vicenda sarebbe stata gestita privatamente. Poi, il nulla. Ma oggi è arrivato un messaggio che vale molto di più di mille parole. Vestendo la sua monoposto dei colori di Mazepin, il team americano ha voluto ribadire la fiducia rivolta a Mazepin. E, soprattutto, la sua importanza per il progetto. Anche se, a voler essere pignoli, più che Nikita, la chiave sono i soldi di papà Dmitry.

Sulla VF-21 capeggerà il nome di Uralkali, azienda produttrice di fertilizzanti, guarda caso, di proprietà di Mazepin Senior. Sarà il title sponsor di un team che conta moltissimo sulle facoltose finanze di russa provenienza per rialzare la testa e uscire dal pantano in cui è invischiata. Con i soldi della famiglia di Nikita, si lavorerà al progetto 2022, su cui la Haas si concentrerà sin dall’inizio di questa stagione, sacrificando dal principio il 2021, che potrebbe rivelarsi un supplizio.

Poco importano le malefatte di Mazepin, quando ci sono di mezzo i soldi. E la Haas ne ha un disperato bisogno. Fa specie che un team americano sposi la causa di un pilota così lontano dal politically correct che permea la mentalità USA. Ma d’altronde, pecunia non olet. Lo dicevano i latini, lo hanno sempre pensato in Formula 1, a maggior ragione nelle piccole scuderie a rischio estinzione. E la livrea dei colori della bandiera russa abbinata a un team americano è l’ultima, paradossale dimostrazione di questo assunto.

Resta da capire come questa visione Mazepin-centrica della Haas possa sposarsi con l’altro pilota del team, quel Mick Schumacher su cui i riflettori del mondo saranno giocoforza puntati sin da subito. Alle spalle di Mick c’è la Ferrari, che con la Haas ha intrecciato sinergie importanti per evitare esuberi legati al budget cap. In quest’ottica, è inevitabile pensare a come possano essere gestite eventuali scaramucce tra il bizzoso russo e il pacato tedesco. Perché ne andrebbe non solo dell’immagine del team, ma pure del cruciale rapporto con la Rossa di Maranello.

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