In pista è andata male, ma nel duello fra Verstappen ed Hamilton, i due hanno sbancato il botteghino monzese. Perdenti in gara, vincenti alla cassa. I risultati dell’inchiesta non lasciano dubbi: i re della stagione 2021 sono proprio loro due con un terzo incomodo che sta salendo nella hit parade delle vendite: Lando Norris. Su un mercato ufficiale di circa 24 milioni di euro, Verstappen e Red Bull conducono la classifica con poco oltre 8 milioni di vendite, seguiti a ruota da Hamilton e Mercedes. Quello che lascia perplessi, però, è il calo della Ferrari nel GP del botteghino, con dati di vendita in picchiata come e forse peggio delle prestazioni in pista. Lo dicono i numeri di vendita del merchandising presente ai circuiti, per cui si spera che almeno da altre parti a Maranello possano sorridere visto che in pista le cose non vanno bene.

Ma quale è il segreto del successo di vendite di Verstappen? Helmut Marko, che è un duro, al timone della Red Bull ha bruciato più piloti di quanti non ne abbia promossi in F.1 con la sua filiera. Senza cuore, insensibile a tutto. La sua unica legge è vinci o sparisci. Di campioni ne ha tritati: da Sebastian Vettel (dopo 4 mondiali vinti) a Daniel Ricciardo, per citarne due a caso. Ma quando parla di Max Verstappen si commuove, quasi. Lo ha fatto debuttare in F.1 ad appena 17 anni, nemmeno la patente aveva. E oggi, nel vedere che il piccolo (di età) olandese è diventato l’idolo delle folle, si sente come il vecchio zio che vede realizzare il nipotino prediletto nella sfida all’asilo contro i rivali. “Max è un ragazzo semplice, un giovane senza fronzoli, uno come tanti ragazzi che però fa cose speciali, uniche: riuscire ad essere semplice e fare cose speciali è caratteristica di pochi e Max è unico. Ecco il segreto del suo successo presso i tifosi”.

E pensare che era lo sfascia macchine per eccellenza, il bulletto di periferia cresciuto a pane e go kart, col padre che lo lasciò in autostrada per punirlo di una gara buttata via. Età, circa 13 anni. Crescere con uno così non deve essere stato semplice, perché Jos, il papà manager, in F.1 era il compagno di squadra di Michael Schumacher alla Benetton. Uno tosto contro uno che è diventato una leggenda del motorsport. In questo 2021 caratterizzato dal duello fra Max Verstappen e Lewis Hamilton, il sette volte campione del mondo, stupisce vedere quell’onda arancio sui circuiti di tutto il mondo. Domenica scorsa, in Olanda, per la gara di casa era una marea arancione: tutti per Max e Max per tutti verrebbe da dire. Se non fosse che dietro al fenomeno Verstappen, paragonabile forse solo all’ascesa mediatica di Valentino Rossi, un pilota col quale condivide alcuni atteggiamenti irrispettosi di inizio carriera e folle di tifosi adoranti, ci sono i soldi. Tanti soldi che Max riesce a smuovere, minando il potere di Lewis Hamilton. Non è la classifica mondiale a dirlo. Sono i numeri di magliette e cappellini venduti nel mondo.

Se fino al 2019  Hamilton e il logo Mercedes monopolizzavano il 50 per cento del mercato, oggi Verstappen è primo nelle vendite. Nella hit parade del cappellino, l’olandese in due anni ha eroso il potere di Hamilton e su un fatturato ufficiale di 24 milioni di euro in questo 2021 (l’anno scorso, grazie a internet, si è arrivati a 15 milioni) il 35 per cento è suo, con Hamilton poco meno e la sorpresa del momento: Lando Norris, che col suo 20 per cento di fatturato insegue da vicino i primi due. Sorpresa, negativa, la Ferrari arranca anche in questa classifica e i 55 milioni di euro garantiti dall’accordo con la Puma anni fa, oggi sono solo un ricordo. Il perché è presto detto: in Olanda un milione di tifosi aveva chiesto un biglietto per la gara di casa. Ne sono stati accontentati solo 100 mila. Gli altri non si sono persi d’animo e la pensata di papà Jos è stata geniale: se non puoi venire in Olanda a tifare Max, ti porto io nei circuiti europei a farlo. Maglietta, cappellino, bandiera, hotel e volo a prezzo calmierato. E il gioco è fatto. Ad ogni GP il tifoso olandese acquista il gadget del momento, per cui ad ogni gara, compra un cappellino diverso. E anche qui papà Jos ci ha visto lungo: perché a fianco delle vendite ufficiali, col marchio Red Bull, c’è un merchandising firmato Verstappen. Fatto di magliette di qualità inferiore, ma prezzi più bassi.

E a fine anno i numeri dicono che agli 8 milioni garantiti dalle rivendite ufficiali in pista (sono esclusi i punti vendita fissi in giro per il mondo) la famiglia intasca altri 10-12 milioni dalle attività collaterali. E il fenomeno Verstappen si rinnova ad ogni gara: “E’ giovane, è l’unico che è riuscito a demolire o almeno a provarci, il regno di Hamilton. La gente vuole vedere qualcosa di nuovo e Verstappen è il nuovo, quello che può segnare una nuova epoca di trionfi – dice Emerson Fittipaldi, due volte campione del mondo F.1 – si tratta di due sportivi di altissimo livello e questa stagione fatta di colpi di scena, ha aumentato le loro quotazioni. E il nuovo piace al pubblico, ecco perché tifano Verstappen e perché vogliono vederlo vincere”.

Hamilton lo ha capito, gli è bastato vedere gli estratti conto delle vendite dei suoi cappellini, ma perché Norris sì e Leclerc, Ferrari, no? “Perché Lando rappresenta il giovane sfrontato, quello che con un mezzo inferiore sa farsi largo, è simpatico, comunica bene sui social. Non è paludato” conclude Fittipaldi. E purtroppo bisogna prendere atto che la marea rossa di una volta si è stinta, diventando arancio. Nelle top tre delle vendite, Red Bull, Mercedes e McLaren occupano il podio, con la Ferrari che è scesa nelle posizioni retrostanti: “Se i primi due si dividono il 35 per cento a testa del fatturato – dice una fonte che vuole restare anonima – McLaren è terza col 15 per cento, la Ferrari meno del 10 per cento del mercato. Il restante 5 per cento fra Alonso, che ha sempre un bel seguito e poi la Haas, specialmente in Russia grazie a Mazepin”. Incredibile Max Verstappen, almeno il mondiale delle vendite nel cuore dei tifosi lo ha già vinto.

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