«Se Hamilton si inginocchiasse in Austria, Verstappen vincerebbe la gara»: parte da questa frase la querelle che ha visto contrapposti Lewis Hamilton ed Helmut Marko nelle scorse ore. La dichiarazione, decisamente molto forte, era stata attribuita al talent scout della Red Bull da una serie di testate, che avevano citato come fonte l’emittente tedesca RTL. Le parole ascritte a Marko erano arrivate allo stesso Hamilton, che si era sfogato su Instagram, criticando aspramente Marko. «Helmut, il fatto che tu possa equiparare la lotta per la parità di diritti delle persone nere ad una distrazione mi addolora profondamente – aveva scritto l’inglese -. Dico la verità, mi sono parecchio offeso».

Fatta questa premessa, Hamilton aveva poi rincarato la dose: «Per me hanno costituito una distrazione i fan che si presentavano con la faccia dipinta di nero alle gare per deridere la mia famiglia. Per me sono stati una distrazione l’avversità gratuita e il trattamento ingiusto che mi sono stati riservati da bambino, adolescente e anche oggi per via del colore della mia pelle. Spero che questo faccia aprire gli occhi alle poche persone di colore del tuo team, sulle loro priorità e sul modo in cui li vedi. Questo sport deve cambiare». La stoccata di Hamilton è comprensibile: allo stato attuale delle cose, deridere l’impegno di Hamilton contro il razzismo e di una sua eventuale presa di posizione in un weekend di gara con un gesto simbolico è una mossa assai infelice. 

Hamilton non deve essersi preoccupato di verificare la notizia alla fonte prima di rivolgersi a Marko pubblicamente. Marko, dopotutto, non è nuovo ad uscite infelici: solo a tema COVID-19, tanto per fare un esempio recente, ne ha dette di ogni. Si è passati dal tormentone – ormai un classico – «è solo un’influenza», per poi virare su scenari grotteschi, come l’organizzazione di un ‘COVID-party’ per far sì che Verstappen e Albon contraessero il virus nel periodo di pausa della F1 e non avessero problemi durante la stagione. Marko è da sempre – e volutamente – un personaggio controverso, senza peli sulla lingua: le sue dichiarazioni, spesso incaute, sono oro per i giornalisti alla ricerca del titolo “da acchiappo”.

Peccato che questa volta Marko non abbia detto nulla di sconveniente: solo dopo il post di Hamilton, è emersa la verità. Il primo sito ad aver riportato la notizia aveva preso spunto da un account satirico su Twitter. Prima di arrivare a questa ammissione, però, è successo di tutto. L’ufficio stampa della Red Bull ha contattato Marko per verificare se avesse effettivamente rilasciato la dichiarazione incriminata: telefonata, questa, che ha del tutto spiazzato Marko, che è cascato dal pero. Nel frattempo, è stata tirata in mezzo anche RTL: l’emittente ha dovuto infatti recuperare materiale dall’archivio per verificare che Marko non avesse pronunciato le fatidiche parole durante delle interviste condotte il 5 giugno scorso. 

Una volta completato questo giro del fumo, sia la Red Bull – taggata nel post di Hamilton, precisiamo – che Marko stesso hanno contattato Hamilton, per chiarire la situazione. Hamilton ha cancellato il post dopo aver ricevuto un SMS da parte di Chris Horner, e ha anche risposto ad una mail inviatagli da Marko per chiarire la situazione. A rivelare i retroscena è stato proprio Marko, in un’intervista concessa ad Autosport. Anche se Marko non è entrato nei dettagli della conversazione con Hamilton, ha detto di aver capito la reazione dell’inglese. «È emotivamente molto coinvolto. Come pilota, non è tenuto a verificare se le dichiarazioni siano vere o false. Per questo motivo, la sua reazione è comprensibile». 

Quello che è meno comprensibile – riflette Marko, e non possiamo che dargli ragione – è il fatto che una fake news sia stata diffusa da diversi siti senza verificarne la fonte. È stato solo grazie al lavoro di altri solerti giornalisti che l’inganno è stato svelato: RTL è stata bombardata di richieste di conferma delle dichiarazioni di Marko per ore, e l’emttente ha così iniziato il lungo processo di verifica che ha scagionato Marko. Nel mondo supercollegato e iperveloce di oggi, le notizie si propagano in maniera estremamente rapida; questo spesso senza che si vada a scavare a fondo. L’episodio di Marko è un esempio lampante dei danni che questa incuria può causare. Dopotutto, anche i bastian contrari come Marko possono essere fraintesi, o peggio, possono essere attribuite loro dichiarazioni in realtà false. 

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