Vedere George Russell e Valtteri Bottas dare in escandescenze dopo il loro incidente nel Gran Premio del Made in Italy e dell’Emilia-Romagna di Formula 1 a Imola ha riportato alla mente ricordi di sonore scazzottate vintage. Ma non si sono minimamente toccati i livelli dell’iconico, quanto sanguigno, scambio di convenevoli tra Nelson Piquet ed Eliseo Salazar nel 1982. Altri tempi, altri piloti. Tuttavia, osservare il placido Valtteri alzare fieramente il dito medio in direzione di George, che si era avvicinato alla sua monoposto per dargli un buffetto tutt’altro che amichevole sul casco, ha fatto senza dubbio specie. Passi l’adrenalina, inevitabile dopo uno schianto del genere. Ma da quei gesti emerge un dato di fatto: quei due non si tollerano. 

Avete dei dubbi? Basta dare una scorsa alle dichiarazioni di Russell, che lo ha accusato di avergli portato via «una vittoria». Non riferendosi, chiaramente, alla debacle di Sakhir 2020, in cui il povero Valtteri era incolpevole, ma di quanto accaduto poco prima. Perché, per George, un nono posto con la Williams vale come un successo. Non lo esplicita, Russell, ma dalle sue parole sgorga tutta la frustrazione dovuta all’essersi scontrato con l’uomo che attualmente occupa il posto che sogna da anni, e che ha accarezzato solo in assenza di Hamilton. L’altro, ex post, si è detto incredulo del comportamento di Russell, definendo la sua reazione «esagerata». 

Ci sono tutti gli ingredienti per il drammone, cui si aggiunge l’ironia di Toto Wolff. Che, sornione, ai microfoni di Sky Sports UK ha scherzato, rivelando che dice sempre a Russell che se dovesse fare male finirebbe in Clio Cup e che ieri si è avvicinato più alla Clio Cup che alla Mercedes. Facezie a parte, i commissari hanno giudicato l’incidente un semplice contatto di gara, e concordiamo con questa tesi. Bottas si è leggermente spostato, senza però chiudere la porta a Russell. L’inglese è finito con le ruote nell’erba scivolosa, e gli è rovinato addosso. Si tratta di un brutto incidente, in ogni caso, con una dinamica potenzialmente assai pericolosa. E il fatto che ne possiamo parlare con leggerezza è indice della sicurezza delle monoposto odierne. 

A monte di tutto questo, la domanda che sorge spontanea non riguarda le colpe dei piloti nell’incidente, ma un altro nodo cruciale. Cosa diavolo ci faceva Valtteri Bottas ai margini della zona punti? Lo scudiero di casa Mercedes, ragionevolmente, non si sarebbe mai dovuto trovare a battagliare con una Williams. E invece Valtteri si è complicato l’esistenza fin da subito, rimediando, pronti, via, un distacco di oltre quattro decimi da Hamilton in qualifica. Lewis primo, lui ottavo. Non il massimo, soprattutto considerando le note difficoltà di Bottas in partenza. Spesso, infatti, dorme. E il rapporto tra le pole e le vittorie colte in carriera – sedici contro nove – la dice lunga.

Da lì in poi, è stato un supplizio. Perché il povero Valtteri si è trovato a dover rimontare in un momento in cui, oggettivamente, non era facile farlo. L’unica linea asciutta della pista era la traiettoria normale, e uscirne per un sorpasso costituiva un rischio notevole. Lo ha dimostrato con grande efficacia il suo compagno di squadra, finito come un principiante nella ghiaia durante un doppiaggio. Hamilton, più avanti nella corsa, ha avuto vita più semplice perché la pista era sempre meno bagnata. A prescindere dall’indubbia fortuna di Lewis, il Gastone Paperone della F1, va detto che le difficoltà di Valtteri evidenziano un problema della W12.

Con il freddo, faticava a portare le gomme in temperatura. E, in questo frangente, lo stile di guida più aggressivo di Hamilton gli ha permesso di estrarre il massimo fin da subito sul giro secco. A differenza di Bottas, che ha faticato non poco, ed è rimasto fregato. Il pasticciaccio si è fatto ancora più brutto all’inizio della gara, visto che al freddo si è pure accompagnata la pioggia. E anche Hamilton, nei primi giri, non è riuscito a stare dietro a Verstappen. Lewis ha impiegato più di dieci tornate a raggiungere i tempi di Max. Ma per Bottas non è stata questione di metterci troppo. Non ci è proprio arrivato. È questa la ricetta che ha messo Valtteri sul percorso di George.

E il caso, beffardo, ha voluto che ad arrivare al contatto fossero proprio i due pretendenti di casa Mercedes, l’usato sicuro attuale e la promessa che scalpita, perché sa che non potrebbe che fare meglio di chi ora siede al posto suo al tavolo della corazzata di Brackley. E, paradossalmente, ad approfittare dell’harakiri di Bottas e Russell è stato Sir Lewis, il cavaliere delle meraviglie delle Frecce nere. Ieri ha sbagliato pure lui, questo è indubbio. Ma per Bottas il confronto con lui rimane impietoso anche quando Lewis stecca. Il che la dice lunga, lunghissima. Perché, se la Mercedes è vulnerabile, Valtteri lo diventa ancora di più. 

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