«Sarebbe una bella storia. Ho trascorso dieci anni ad Enstone e hanno finanziato buona parte della mia carriera»: Romain Grosjean, in un’intervista concessa ad ESPN, apre ad un ritorno di fiamma con la Renault. Dopotutto, ci tiene a ricordare Grosjean, «l’ultimo podio di Enstone è mio!»: lo colse nel nel GP del Belgio del 2015, quando il team si chiamava Lotus. Grosjean fece il suo debutto in F1 proprio con la Renault, nel 2009, subentrando nel corso della stagione a Nelson Piquet Junior, scaricato successivamente allo scoppio del famoso crashgate. Grosjean tornò poi ad Enstone nel 2011, nella scuderia che, in seguito all’addio di Renault come costruttore ufficiale, era stata rinominata Lotus: fu una parentesi durata fino al 2015.

Parentesi di successo, visto che con la Lotus Grosjean ha colto tutti i podi della sua carriera in F1: dieci, la maggior parte dei quali tra il 2012 e il 2013, gli anni di maggiore competitività del team. Certo, per completezza bisogna ricordare anche quello che è stato il nadir dell’esperienza di Grosjean nel Circus, la squalifica dal GP d’Italia del 2012 per via delle responsabilità nell’incidente a Spa di una settimana prima, in cui Fernando Alonso rischiò grosso. Ma Grosjean sembra serbare bei ricordi della sua esperienza, tanto da non escludere un secondo capitolo. 

«Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano», cantava il buon Antonello Venditti: ma è possibile che in questo caso succeda davvero? Grosjean ha sicuramente un’ottima autostima – di recente, si è definito il pilota più sottovalutato del Circus, tanto per gradire – però questa mossa di mercato potrebbe essere più sensata di quanto si possa pensare. Per capire il perché, bisogna risalire alle motivazioni addotte dal team principal della Haas, Günther Steiner, per la conferma di Grosjean per il 2020, nonostante le sue prestazioni altalenanti lo scorso anno.

Steiner aveva spiegato che Grosjean è molto bravo a dare feedback agli ingegneri: lo si è visto lo scorso anno, quando il team fece un’inversione ad U a metà stagione tornando alla configurazione della monoposto di Melbourne per ovviare ai risultati in picchiata ottenuti nel prosieguo del campionato. La decisione, rivelatasi azzeccata, era stata presa su suggerimento di Grosjean. E proprio questa capacità di lavorare di concerto con i tecnici allo sviluppo della macchina potrebbe tornare molto utile alla Renault, che, nonostante le risorse a disposizione, brancola nel buio, ottenendo risultati ben lontani da quelli auspicati tempo fa nei piani a medio termine. 

Una volta ribadita la fiducia dei vertici della Losanga, che, nonostante l’esarcerbarsi della crisi del gruppo per via della congiuntura economica sfavorevole post COVID-19, hanno fatto sapere che il programma in F1 non è a rischio, sarà importante cogliere risultati utili. L’apporto di Grosjean sul fonte tecnico in quest’ottica potrebbe essere prezioso, tenendo conto, come rovescio della medaglia, di poter fare affidamento sul talentuoso Esteban Ocon quale punta di diamante a livello di competitività.

Certo, l’appeal di Fernando Alonso dal punto di vista comunicativo è tutt’altra cosa, ma Grosjean ha dalla sua anche un altro vantaggio: è molto più economico dell’eclettico pilota asturiano, che non tornerebbe in F1 per dei bruscolini. La caratura agonistica del due volte campione del mondo di F1 è di altissimo livello, ma arriva con un peso – non solo sul piano della reputazione, ma anche per il cartellino – che forse la Renault non è in grado di sostenere allo stato attuale delle cose.

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