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Iniziamo da una premessa: l’auto non sarebbe il posto ideale per ascoltare musica con impianti Hi-End. L’abitacolo non ha molta “aria” per propagare il suono e poi ci sono i rumori esterni: motore, fruscii, rotolamento. Inoltre, nessuno è seduto in una posizione centrale rispetto alla sorgente sonora, a meno che non si parli di chi siede sul terzo posto posteriore, l’ultimo ad essere occupato e quasi sempre vuoto.

Eppure, ascoltare la musica in auto ha un sapore particolare. Perché spesso è una sorta di rifugio, un ambiente che ci separa dal resto del mondo, che ci permette di rilassarci, magari di staccare dal trantran quotidiano e di lasciare spazio ai nostri brani preferiti. Ecco perché per premium brand come Audi, la qualità sonora dei propri impianti audio e la definizione del suono sono temi da trattare con particolare attenzione. 

La caccia agli elementi di disturbo

Per prima cosa, i tecnici della Casa dei quattro anelli cercano tutti quegli elementi che possono disturbare l’acustica all’interno dell’abitacolo. L’insonorizzazione è migliorata con l’utilizzo di pannelli fonoassorbenti che eliminano i rumori provenienti dall’esterno, ma si guarda anche alla ricerca di parti che possano entrare in risonanza con la fonte sonora, andando a creare echi, rimbombi, riverberi e altre alterazioni del suono.

Nella ricerca di questi elementi i tecnici utilizzano un vocabolario incredibilmente ampio. Ogni rumore è definito da un termine preciso: ronzio, tintinnio, sonaglio, scricchiolio, crepitio, fischio, e poi suoni onomatopeici come crack o whoosh e chi più ne ha più ne metta. Rumore che trovi, parola che usi per definire qualcosa che è intermittente o continuo, che proviene da dentro o da fuori, che è “duro” o “morbido”, acuto o grave.

I tecnici analizzano ogni elemento dell’auto, dalla scocca alla carrozzeria, dagli organi meccanici ai rivestimenti interni. Lo fanno utilizzando strumenti che simulano in laboratorio la marcia a diverse andature e su diverse superfici per individuare frequenze “moleste”, risonanze e altri fenomeni sonori di disturbo.

Il team, che è chiamato “Rastle and Rumble”, utilizza anche un macchinario che agendo sulle quattro ruote con circuiti idraulici fa vibrare l’auto in diversi modi al fine di evidenziare eventuali imperfezioni che emergono in marcia.

Una musica naturale

Una volta individuati e corretti tutti i “difetti” acustici dell’auto, si deve procedere a definire un impianto per la riproduzione della musica che si adatti perfettamente ad ogni modello. Per il top di gamma, Audi si affida ad aziende specializzate che hanno laboratori appositi in cui vengono messi a punti tutti gli aspetti del sistema di infotainment.

Tra i partner di lungo corso, la Casa dei quattro anelli vanta Bang&Olufsen, brand di proprietà del colosso Harman, che in scuderia conta decine di brand, ma da poco ha stretto una collaborazione anche con Sonos, che sarà partner sulle vetture compatte.

Ma quali sono gli elementi fondamentali per la realizzazione di un impianto audio di qualità? Prima di tutto si devono cercare i giusti altoparlanti e, una volta individuati quelli, se ne studia la corretta disposizione. Poi, per ogni vettura, si deve lavorare sulla calibrazione dei cosiddetti crossover, quei dispositivi che inviano le diverse frequenze ai diversi tipi di diffusore: tweeter, midrange, woofer e subwoofer, ad esempio.

Il laboratorio del suono di Audi

Per la messa a punto si lavora su tutta una serie di parametri che calibrano il suono in funzione dell’auto in cui deve essere riprodotto. E così si interviene su compressione, equalizzazione e, più in generale, sul bilanciamento timbrico, dinamico e spaziale del suono.

Questo perché più naturale e bilanciato è un suono e meno affatica, anche dopo ascolti prolungati o ad alto volume. In tempi recenti, a queste accortezze si sommano anche tecniche di cancellazione attiva del rumore (un po’ come accade sulle cuffie che si usano quando si viaggia in aereo) che emettono onde sonore contrarie per annullare i suoni molesti.

Il laboratorio del suono di Audi

Un’esperienza olistica

Obiettivo di tutti questi sforzi è quello di offrire sulle proprie auto un’esperienza completa e immersiva: olistica, come la definiscono gli stessi tecnici. Per questo motivo, negli anni passati, sono stati sviluppati impianti sempre più complessi, che sono passati dalla semplice diffusione del suono su due canali “left-right” a surround 5.1 e 8.1. Su Q7, ad esempio, nel 2016 la Casa ha introdotto il concetto di suono 3D, con altoparlanti presenti in molti punti dell’abitacolo, inclusi i montanti centrali e quelli posteriori.

Inutile dire che tutti questi sforzi, fino ad ora compiuti sulle auto a motore endotermico, sono applicati anche ai nuovi modelli elettrici, che hanno necessità diverse e diverse regolazioni, visto il diverso schema propulsivo e l’acustica differente, ma che richiedono in sostanza le stesse operazioni per raggiungere una qualità di livello analogo.

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