Honda, grande azienda di motori, non ci piove. Honda esempio d’industria alla giapponese. Honda che annuncia, nelle proprie strategie divulgate, di prevedere la “stop ai motori termici” come prodotto in gamma dall’anno 2040.

Se quelli che hanno segnato un’epoca con i loro modelli capaci di andare dall’Asia in USA ed Europa (il cammino in senso inverso altri lo hanno fallito, se provato); stravinto e dominato con i leggeri motori 2T di Spencer come coi poderosi 12 cilindri piazzati nella schiena di Senna; se loro non fano più auto con motori termici, vuol proprio dire che termina un periodo storico.

La data è lontana o vicina secondo i punti di vista. Bimbi che nascono oggi e si patenteranno a fine anni Trenta nemmeno guideranno mai una termica forse. Eppure i loro papà, o gli zii, sono cresciuti tra olio di ricino e benzina che lasciavano pesanti aromi addosso, tanto a loro quanto ai nonni. Il nuovo AD della Honda ha anche questo compito, spiegare come loro che sono sempre stati tra i pochi capaci di produrre tutto in casa con soluzioni personali e vincenti nel Motorsport, soprattutto per i motori, gradualmente quei motori a combustione interna li dismetteranno. Almeno per la produzione in serie nei Paesi più evoluti, partendo dagli USA.

Questione di neutralità energetica, da ottenere entro il 2050. Ecco, obiettivi a lungo termine. Altri interessanti per Honda, come per altri lungimiranti, sono quelli di garantire zero incidenti mortali, di usare materiali totalmente sostenibili.

Nel perseguire questi obiettivi, Honda si allea con GM per le batterie allo stato solido e una piattaforma comune di auto elettriche. Le nuove auto elettriche Honda, diverse da Honda e con incluse quelle a idrogeno, debutteranno dal 2024 e peseranno sul mercato il 40% nel 2030, per arrivare poi al 100% dieci anni dopo.

Gli investimenti annunciati sono di 46 miliardi di dollari. Da capire se non produrre auto termiche e mantenere simile redditività, vorrà dire rinunciare a nicchie di mercato che anche tra venti anni non avranno, almeno in certe aree geografiche, adeguata infrastruttura di ricarica per accettare FCEV o BEV.

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