God Save the King. Tra le lacrime, sue e quelle del padre Anthony, Lewis Hamilton trionfa di Formula 1 a Silverstone. È la nona volta che il baronetto inglese celebra il feeling speciale con l’iconica pista: la prima fu oltre 15 anni fa, nel 2008. Allora era solo alla sua seconda stagione nella classe regina, ma seppe regolare la concorrenza, dimostrando di avere la stoffa del campione. Il trionfo di oggi assume un significato completamente diverso: non è più l’astro nascente, bensì un vecchio leone ancora capace di compiere imprese.

Alle spalle chiude il rivale per antonomasia, Max Verstappen, nel complesso soddisfatto, perché allunga in classifica generale sui diretti inseguitori, Lando Norris su tutti. Nonostante sia alla fine salito sul gradino minore del podio, l’alfiere della McLaren ne esce deluso,  la monoposto di Woking fosse la più veloce, non è riuscito a imporre la superiorità tecnica, autore di qualche errore di troppo.

Per Mercedes si tratta della seconda vittoria consecutiva, dopo quella di sette giorni fa ottenuta da George Russell, qui costretto al ritiro. Centrata la pole nelle qualifiche andate in scena ieri, il giovane pupillo del team anglo-tedesco sperava di avviare una serie positiva. Le criticità della vettura lo hanno, però, tradito e lo sguardo amareggiato dipinto sul volto ne dipinge appieno la frustrazione.

E, a proposito di delusione, Ferrari deve guardarsi allo specchio, colpevole dell’ennesima sbiadita performance. Montecarlo aveva illuso circa la competitività del Cavallino, poi il ritorno alla realtà. Mentre Sainz chiude quinto, Leclerc fa peggio, 14° al traguardo. Lo spagnolo riduce ad appena quattro punti il distacco dal compagno di paddock, grazie alla continuità, un aspetto sul quale il collega, forse, dovrebbe lavorare.

Leclerc incoraggiante, ma poi si perde

Al via, Sergio Perez parte dalla fine della corsia dei box colpito da un problema al cambio in qualifica. Non c’è proprio Pierre Gasly, a causa di un problema tecnico scoperto durante il giro di ricognizione. Russell mantiene il comando allo spegnimento del semaforo verde, davanti a Hamilton. Norris si porta terzo, davanti a Verstappen. Ocon sale al sesto posto, mentre Leclerc, partito decimo, guadagna presto tre posizioni nei primi chilometri.

La pioggia comincia a cadere al giro 10, il che mescola le carte in tavola. Hamilton supera Russell per la prima volta, tuttavia entrambi vanno larghi alla Copse: ringrazia Norris, bravo ad approfittarne e prendere il comando. Tra i primi due si inserisce Piastri, dietro la n° 16 di Maranello prosegue a spron battuto: infilata l’Aston Martin di Stroll, è settima.

Verstappen non ne vuole, però, sapere di recitare la parte del comprimario. Il campione in carica corre come un dannato ed è terzo, preceduta dalla coppia di McLaren. Al giro 18 Hamilton si rimpossessa del secondo posto, ma non ha fatto i conti con la pioggia che si intensifica, e Norris lo supera di nuovo.

Al 25° Piastri ottiene la leadership a Silverstone. Sainz è quarto, Leclerc, “scontato” un pit stop anticipato, si ritrova 17°. L’asfalto si asciuga, ma l’ennesimo scroscio di pioggia è previsto. Alla 34° tornata arriva uno dei principali colpi di scena: un problema idraulico beffa Russell. Rimane Hamilton in gara, impegnato a battagliare contro le McLaren. Verstappen fa un salto ai box e rientra terzo, poi viene il turno di Piastri, infilato da LH44.

Le fasi cruciali

Norris fa una sbavatura al giro 40, Hamilton ringrazia e sale al comando. A meno quattro dalla conclusione Verstappen mette la freccia su Norris ed è secondo. Con le gomme morbide, Sainz si aggiudica il quinto posto e segna il giro veloce della gara. Hamilton vince davanti a Verstappen e Norris, un trionfo emozionante per il pilota britannico che riprova certe emozioni dopo un’astinenza di due anni e mezzo. Da Gedda 2021 non aveva più centrato il bersaglio grosso. Divide il podio con Verstappen e Norris. Completano, nell’ordine, la top 10: Piastri (McLaren), Sainz (Ferrari), Hulkenberg (Haas), Stroll (Aston Martin), Alonso (Aston Martin), Albon (Williams) e Tsunoda (Racing Bulls).

Seppur avesse una monoposto inferiore nelle performance rispetto a McLaren, Mercedes ha avuto il merito di porre in atto una strategia migliore. Se a maggio gli aggiornamenti alla W15, tra cui il discusso alettone anteriore di Monaco, avevano sollevato clamore, i progressi compiuti nelle ultime settimane non sono unico frutto delle nuove componenti.

Un ruolo essenziale lo ha recitato il cambio di filosofia di assetto. L’analisi dei dati, condotta con metodo e precisione, ha consentito agli ingegneri di Brackley di individuare i punti di forza e di debolezza del veicolo, ottimizzandone il bilanciamento. La capacità del direttore tecnico, James Allison, di estrarre informazioni preziose ha permesso di colmare i punti deboli. Inoltre, la tenacia, la dedizione e l’approccio positivo hanno contribuito a creare un ambiente di lavoro positivo e proattivo, in cui ciascun membro del team è spinto a dare il meglio di sé.

Involuzione Ferrari: aerodinamica da correggere

Sotto il cielo grigio inglese, le MCL38 hanno confermato i passi in avanti delle precedenti uscite, tuttavia la tattica messa in atto non ha portato i risultati sperati. La tardiva chiamata ai box di Piastri lo ha tagliato fuori dalla lotta per il podio e Norris, reduce da un cambio gomme farraginoso e un giro di troppo con le intermedie, si è visto costretto a cedere il comando a Hamilton.

Scende il borsino di Red Bull. A una settimana dall’Austria, dove aveva regalato magie, in terra inglese le RB hanno convinto meno, con Verstappen persino costretto a difendersi da Sainz nello stint iniziale. Resta da capire quale sia il valore reale, perché il nuovo fondo qualche perplessità l’ha sollevata.

Ennesimo week-end da dimenticare per Leclerc e Ferrari. Il monegasco, già apparso parecchio in difficoltà nelle ultime gare, ha steccato a Silverstone, montando le intermedie troppo prematuramente e perdendo ogni chance di podio. Una decisione assunta sulla base delle informazioni fornite dal muretto, ma che riflette anche le fragilità della scuderia di Fred Vasseur, obbligata a rincorrere le posizioni di vertice dopo un passo indietro aerodinamico. Sainz ha gestito al meglio la gara personali, priva di errori marchiani e contraddistinta dal buon passo, comunque insufficiente a compensare le lacune della SF-24.

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