“Di tempo, purtroppo, non ne abbiamo più”. Poche (ma efficaci) parole accompagnano le politiche sull’auto presentate dal Partito democratico in vista delle imminenti elezioni europee, a calendario in Italia per sabato 8 e domenica 9 giugno.

L’asserzione si riferisce alla possibilità di cancellare o rinviare lo stop alla vendita dei veicoli termici nel Vecchio Continente, fissata per ora al 2035. Tutto potrebbe infatti tornare in discussione, perché la Commissione dell’Ue sarà chiamata a rivalutare la sostenibilità ambientale degli e-fuel nel 2026, per autorizzarne eventualmente l’uso nelle vetture a combustione e allungarne così il soggiorno nelle concessionarie. La sfida alle urne si gioca tutta qui, quantomeno nel settore delle quattro ruote.

Abbiamo quindi studiato il programma del Pd per il nostro Speciale sulla chiamata alle urne, che vede interrogati tutti i principali partiti e coalizioni su una serie di domande a tema auto e mobilità. Nessuna risposta alla richiesta d’intervista è però arrivata dalle parti del Nazareno. Per completezza, riportiamo comunque le proposte pubblicate nel manifesto elettorale.

Questione di risorse

“La destra da una parte ha fatto muro, cercando di bloccare o rallentare molti di questi provvedimenti. Dall’altra ha chiesto più tempo. Più tempo per terminare la produzione dei motori a benzina e diesel. Più tempo per efficientare il patrimonio immobiliare”, accusano i dem.

“Ma di tempo – continuano – purtroppo non ne abbiamo più: i danni della crisi climatica sono già oggi enormi e i costi dell’inazione sono molto superiori ai costi della transizione”.

La soluzione sarebbe una sola: non una retromarcia, bensì porre la sfida “su un altro terreno”, ovvero chiedere all’Europa “più risorse e più strumenti per accompagnare famiglie, lavoratori, imprese e agricoltori nei cambiamenti necessari, senza lasciare nessuno indietro”.

Gli obiettivi sono due: “Favorire gli enormi investimenti necessari per la doppia transizione e potenziare la capacità industriale europea e l’autonomia strategica nei settori chiave per il futuro”. Significa, anche se non è scritto espressamente, che il Pd dice “sì” al passaggio allauto elettrica.

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Più in generale, il Partito democratico si muoverebbe nell’Europarlamento per “potenziare il Fondo per la Transizione Giusta e il Fondo Sociale Europeo, per finanziare processi di formazione in lavori green e aumentare l’occupazione di qualità”.

“Occorre poi creare – si legge ancora – le giuste sinergie con il Fondo di Investimento, il piano InvestEu e RepowerEu per catalizzare investimenti privati nei processi industriali chiave per l’economia circolare e la decarbonizzazione come gli impianti di recupero di materia di scarto e re immissione sul mercato di materie prime secondarie, compresa la componentistica per i veicoli elettrici, la filiera per la produzione e l’utilizzo di idrogeno verde”.

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