Alcuni tra i modelli più particolari mai visti, con marchio Lamborghini, sperimentando senza avere necessariamente seguito in serie: dalla piccola e affascinante Calà V10, a quella Porfofino che “ingabbia” il Toro


17 aprile 2022

Oggi qualunque nuovo modello venga presentato, anche senza clamore, dalle officine Lamborghini di Sant’Agata, fa quasi “impazzire” mezzo mondo: per quanto vale il marchio. Non tutti i prototipi del passato Lamborghini sono però da applauso, o da rincorsa tra milionari (vedi l’ultima Countach).

In questa mini selezione ricordiamo 5 concept-car del Toro che pur esibite, per vari motivi non sono divenute prodotto di serie. Il gruppo tedesco rinverdirà qualche elemento un tempo passato in sordina per il mondo delle Lambo con la spina? Mai dire mai.

350 GTV (1963)

La 350 GTV del 1963 è la prima opera di Lamborghini nel mondo delle auto sportive. Un prototipo da citare perché è “il prototipo” che ispirò poi la prima vettura di serie della Casa.

Coupé disegnata da Scaglione con fari a scomparsa e con scheda tecnica da riferimento, sin dalla prima per il marchio a cui lavorò anche Bizzarrini: potente motore 3.5 V12 (360CV) per spingere la due posti a 280 Km/h e massa sotto i 1.000 Kg, oltre un apparato di trasmissione capace di superare, per comfort, la rivale Ferrari.

Il primo prezzo di Listino previsto per la vettura di serie, in realtà poi abbastanza mutata e ingentilita (la 350GT) era sotto i sei milioni di lire.

Marzal (1967)

Al Salone di Ginevra 1967, Lamborghini arriva con la concept Marzal, curata da Bertone. Auto fatta per stupire, con portiere ad ali di gabbiano in vetro e quattro posti. La base meccanica era quella Miura, qui allungata nel passo e lunga 4,45 metri. La curiosità è che per motivi progettuali, sotto il cofano metà dei cilindri non sono pervenuti: il motore era un sei cilindri 175 CV, con prestazioni non eccelse per una Lamborghini.

La Marzal venne usata nel principato di Monaco dal Principe Ranieri e trasformata, visto l’interesse, in prodotto di serie: la Espada, con differente motore e carrozzeria priva di quelle esagerate superfici di vetro.

Marco Polo (1982)

Auto curata da ItalDesign pensando a Lamborghini, non divenuta prodotto di serie, la Marco Polo porta firma di Giugiaro e mostra intense cure aerodinamiche. Un modello di 4.5 metri molto meno aggressivo delle classiche Lambo, con obiettivo il comfort in abitacolo, oltre che la riduzione consumi. La vettura ha quattro posti e porte ad ali di gabbiano, con cx 0,24.

Chrysler Portofino concept (1987)

Svelata al Salone di Francoforte del 1987, la Lamborghini Portofino era una quattro porte a quattro posti assolutamente diversa da ogni Lambo, perché…. Americana. Il design deriva infatti dall’opera precedente del mondo USA su un prototipo Chrysler detto Navajo, applicata a Lambo non appena la Casa acquisì Lamborghini.

La meccanica è della Jalpa, con motore 3.8 V8 255CV, centrale, trazione posteriore e un look morbido ma al tempo futurista, mai appartenuto alla Casa italiana. Le portiere sono ad apertura verticale, contrapposta per un accesso “totale”. I sedili singoli per i 4 occupanti con una plancia molto concentrata al conducente e un curioso logo al volante, sulla Lamborghini Portofino: toro messo all’interno della sagoma pentagonale Chrysler.

La storia societaria non portò a mettere in serie alcuna delle soluzioni presentate, che vissero parzialmente nel mondo Chrysler.

Calà (1995)

A Ginevra 1995 Lamborghini grazie all’opera Italdesign porta la Calà, il cui nome richiama un termine che dal dialetto locale indica “diminuito”. Come doveva essere il motore di un modello entry level per la Casa: auto concept in fibra di carbonio evoluta dalla P140, la Calà preparava nelle intenzioni la strada a una vettura meno impegnativa della Diablo V12, unico modello in gamma al momento.

La mano di Giugiaro impone forte cambiamenti rispetto al classico “cuneo” Lamborghini, pur rivisitando elementi noti di modelli passati de Toro. La Calà aveva anche un tetto removibile e interni molto lussuosi, di morbida pelle con plancia orientata verso il conducente. Il motore, V10 395 CV, pare ben si sposasse alla vettura che pur apprezzata al momendo, non vide mai la produzione in serie causa le vicissitudini aziendali, di Lamborghini (passata in breve da MegaTech alla Volkswagen).

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