A “muso” duro

Compatta con i suoi 424 cm di lunghezza, versatile grazie al divano scorrevole che dà più spazio alle persone o ai bagagli, e con un’estesa offerta di motori anche ibridi o a Gpl, la Renault Captur è una crossover capace di soddisfare esigenze diverse. In questa versione aggiornata si riconosce per il frontale completamente ridisegnato e più massiccio. I fari assottigliati fanno tutt’uno con la stretta mascherina, caratterizzata dal motivo grafico a freccia (allarga visivamente il frontale) che riprende il profilo della losanga del logo Renault posto al centro. Stessa soluzione estetica per le vistose luci diurne ai lati del paraurti. Possente il cofano, dall’andamento piatto, ad eccezione dei generosi rigonfiamenti sui lati. Sostanzialmente invariato il resto della carrozzeria, con le fiancate slanciate e snellite da inserti di colore contrastante nella zona inferiore. La raccolta parte posteriore presenta gli stessi fanali ma la nuova copertura trasparente ne sottolinea l’originale forma a “C”. 

Quattro motori

Tornando ai motori della rinnovata Renault Captur, la scelta è fra il 1.0 turbo a tre cilindri da 90 CV a benzina o anche a Gpl (101 CV). In entrambi i casi il cambio è manuale a sei marce. Addirittura due le versioni ibride. La più brillante mild hybrid con il 1.3 turbo a benzina da 158 CV e il cambio a doppia frizione oppure la full hybrid del test con il 1.6 aspirato a benzina da 94 CV e un motore elettrico con 49 CV: possono sia lavorare insieme, fornendo 143 CV, sia separatamente. Il cambio di tipo robotizzato è a 4 marce per la modalità ibrida, più altre 2 per quella elettrica. Privo di sincronizzatori, è a innesti frontali: ad abbinare i giri delle ruote con quelli del 1.6 per inserire i rapporti provvede una seconda unità a corrente da 24 CV, che fa anche da motorino di avviamento. Una batteria agli ioni di litio da 1,2 kWh collocata sotto il fondo del baule alimenta il sistema ibrido.

La novità è la funzione E-Save (si attiva con il tasto sulla sinistra della plancia) che mantiene la carica della batteria ad un minimo del 40%. Ciò dovrebbe ovviare e un limite della precedente Captur, che a batteria scarica sui percorsi in salita era un po’ in affanno per il limitato apporto del motore elettrico (in pratica si viaggiava solo a benzina). Altre novità dal punto di vista tecnico riguardano la taratura del servosterzo elettrico, gli angoli delle sospensioni e per i modelli ibridi i diversi ammortizzatori. Tutte modifiche volte a rendere ancora più agile e reattiva la guida. Inoltre, per la full hybrid nell’allestimento Techno è disponibile il sistema Extended Grip (350 euro compresi i pneumatici all season): alle quattro modalità di guida di serie a partire proprio dall’allestimento Techno (Eco, Sport, Comfort e quella personalizzabile) se ne aggiungono altre due (Snow e All-terrain), che intervenendo più che altro sull’Esp agevolano la mobilità su fondi viscidi e sconnessi. 

Da 22.250 euro

La rinnovata Renault Captur è già in vendita con prezzi a partire da 22.250 euro per la 1.0 a benzina da 90 CV nell’allestimento Evolution con il “clima” manuale, l’impianto multimediale con display di 10,4”, Android Auto ed Apple CarPlay, oltre ai principali aiuti alla guida fra cui la frenata automatica d’emergenza in grado di “vedere” anche pedoni e ciclisti. Per la versione full hybrid del test, che a parità di allestimento costa 2.300 euro in più della mild hybrid e i prezzi partono da 29.650 per la Techno con i cerchi di 18”, il climatizzatore automatico, la ricarica senza filo per il telefono. Il nuovo allestimento Esprit Alpine del test costa 32.450 euro, si distingue per la personalizzazione sportiva, i cerchi di 19” ed è l’unico ad offrire di serie le due novità per l’abitacolo: il cruscotto digitale di 10,3” (di 7” per gli altri allestimenti), che è configurabile e mostra anche la mappa del navigatore a tutto schermo, e l’impianto multimediale basato su Android Automotive, che include i servizi di Google e il navigatore (800 euro per la Techno).

É accogliente

Oltre ai due inediti display, l’abitacolo della rinnovata Renault Captur si differenzia per i rivestimenti tessili d’aspetto gradevole e in parte realizzati con materiali riciclati. Sempre più che buona la disponibilità di spazio e utile il divano che scorre di 16 cm: quando è tutto in avanti, però, si azzera l’agio per le gambe e nel baule si forma un buco nel pavimento, dove possono cadere oggetti di piccole dimensioni. Comoda la posizione di guida abbastanza alta e con un sedile non esageratamente fasciante. Ben disposti i comandi secondari, come la fila di tasti sotto il display nella consolle e, per la full hybrid, la corta leva del cambio sopraelevata nel tunnel: nella zona inferiore è ricavato un ampio vano, che ospita la ricarica a induzione per il telefono. Solo discreta la capienza del baule della full hybrid: col divano “tutto indietro” la casa parla di 326 litri che crescono 440 litri spingendolo tutto in avanti. Migliore la capienza per gli atri modelli: rispettivamente 422 e 536 litri.

Docile più che mordace

Aiutata dalle ruote di 19” e dal rollio contenuto, la Renault Captur 1.6 E-Tech Esprit Alpine si muove svelta fra le curve e ha limiti di tenuta elevata. Quando si esagera, l’Esp interviene deciso, ma non bruscamente, rimettendo il retrotreno in traiettoria. Tuttavia, pur potente con i suoi 143 CV, la Renault Captur full hybrid non va guidata con grinta (per questo è preferibile la mild hybrid) ma in maniera dolce, dove si apprezza la fluidità di marcia anche ad andature briose. Se la batteria è carica, la spinta del motore elettrico dà una grossa mano al 1.6 aspirato e la risposta è pronta, corposa fin dai bassi giri, ma non rabbiosa. Tuttavia ci sono bastati pochi chilometri di guida brillante in salita per portare quasi a zero la “pila” e la spinta è decisamente calata perché il 1.6 da solo ha un po’ il fiato corto. Per questo nel test abbiamo successivamente inserito la funzione E-Save e in effetti la carica non è mai calata in maniera preoccupante (ma, “lavorando” di più il quattro cilindri, i consumi aumentano).

Un aiuto viene anche dalla modalità B (Brake) selezionabile con leva del cambio: in fase di rilascio rallenta in maniera più decisa l’auto per rigenerare la batteria. Quanto al cambio robotizzato, privo di modalità manuale (presente invece nella mild hybrid), nella guida rilassata funziona in maniera corretta, mentre alzando il ritmo talvolta ha delle indecisioni e in accelerazione tiene troppo a lungo su di giri il 1.6, quando non può spingere molto di più e diventa più rumoroso. Ben modulabile il pedale del freno e lo sterzo non eccessivamente leggero ha un’apprezzabile precisione. Ok il comfort: l’insonorizzazione è efficace e solo sulla sconnessioni più marcate le sospensioni trasmettono qualche sobbalzo. Quanto al consumo, nel test extraurbano a tratti con una guida tranquilla e in altri brillante il computer di bordo ha indicato circa 16 km/l.

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