Tutti a discutere, con impressioni oggettivamente positive, delle nuove citycar elettriche pronte a popolare il mercato auto tricolore 2021. Le papabili per il titolo di reginetta delle vendite crescenti, sono Fiat con nuova 500 BEV e Renault, con la Twingo Electric. Ne parliamo sulle nostre pagine, le proviamo e persino le confrontiamo con le sorelline termiche per capire quanto convenga prenderle sfruttando gli incentivi. Ma quello che è rilevante, nella scelta ragionata e nell’utilizzo pratico non sempre prevedibile, di queste auto native elettriche, è soprattutto un fattore esterno.

Esterno alle Case auto, agli studi di design, ai fornitori di batteria. Persino alla scheda tecnica e a quel listino prezzi da scontare fortemente. Parliamo infatti della rete di ricarica pubblica, da cui “non si scappa”. Quella necessaria per noi italiani, se dobbiamo usare a pieno queste nuove auto dal nome noto che sono divenute ora dei BEV, non più ICE, per dirlo in acronimo. Il riferimento che prendiamo per ragionarci, non è quanto ci “vende” un colosso come FCA (Stellantis) piuttosto che l’Alleanza Renault, o Daimler. Prendiamo le giuste misure sull’auto elettrica 2021 ragionando sul piano di lavoro e di sviluppo di Be Charge, società del Gruppo Be Power di cui leggete qui alcune informazioni e riferimenti.

Bella, ma dove la ricarico?

È un nome a cui ci abitueremo sempre più, da automobilisti anni Venti, quello di Be Charge. Come eravamo un tempo avvezzi a conoscere i nomi dei vari “benzinai” o meglio aziende petrolifere. Adesso con le colonnine, a parte piccoli attori locali o internazionali legati alle Case stesse, i nomi pesanti a livello nazionale sono davvero pochi ma influenti, per la scelta di cui sopra. Be Charge ci aiuta a capire la realtà delle colonnine che avremo nel Bel Paese, proprio perché non valutiamo secondo l’ottica di chi è legato, partecipato talvolta, da costruttori di auto elettriche. Non è una società che deve politicamente vendersi e promettersi, come altre. Nemmeno deve far piacere a qualche CdA o investitore interessato alla percezione del momento, in ottica puramente finanziaria. Insomma, tra i tanti che lavorano sulle colonnine di ricarica per auto elettriche Be Charge è l’operatore giusto per capire davvero fin dove possiamo spingerci oggi a dire “compro l’auto elettrica” in Italia.

Sostanza, non chiacchiere. Esclusi i fortunati possessori di spazi utili per installarci una vera colonnina privata e tolti anche quelli che vivono realtà dove la colonnina, non personale ma condivisa, è sempre pronta (vedi per certe realtà aziendali, dove con lo smart working però, si va sempre meno…) ecco il problema: per l’utenza interessata all’auto elettrica che non vive nei grandi centri, dove il piano colonnine viene attuato seriamente da comuni ed enti.

OK subito, ma dipende dove

Il network di colonnine pubbliche indipendenti come quelle Be Charge è decisivo, nello sviluppo della mobilità sostenibile. Nel farci dire sì alla buona auto elettrica sotto i 15mila o i 20mila euro come si trova ora. Senza, poco conta quanto sia bella la 500 3+1 o conveniente la Twingo Electric. Come ci ha raccontato l’AD di Be Charge Paolo Martini, essere gestore e proprietario della rete infrastruttura di ricarica in Italia non è per nulla facile. Mettersi in mezzo tra il mondo degli utilizzatori finali, per dare il servizio (Electric Mobility Service Provider) e quello a monte dei grandi enti statali è impegnativo. La burocrazia e i tempi tecnici per avere la rete diffusa e fruibile non sono chiacchiere, ma numeri stesi su un piano che dura anni e costa fatica, oltre che denari.

Ecco, i numeri che possiamo dare per valutare. Nel 2021 varie auto elettriche centrate sulle esigenze e, quasi, sulle capacità di spesa per molti automobilisti italiani ce ne saranno. Includiamo anche il gruppo VAG e le asiatiche, ma le colonnine? Per chi non ha spazio privato con spina sempre libera da collegare? Per chi qualche volta deve uscire dal centro e transitare per le strade meno inflazionate dello Stivale? Se Be Charge dice che avrà 30.000 punti di ricarica nei prossimi 3 massimo 5 anni occorre credergli e usare il riferimento, magari osservando la mappa in evoluzione. Andiamo a spulciare i luoghi meno noti e pubblicizzati, dove arriverà l’energia (100% proveniente da fonti rinnovabili, ndr) grazie a un investimento superiore ai 150 milioni di euro.

In paese o al centro commerciale, elenco comuni

Be Charge cerca di essere presente in modo capillare in tutta Italia, installando colonnine per auto elettriche concordate su spazi pubblici attraverso il benestare di amministrazioni ma anche di privati. Quindi ricarica delle nuove attese Twingo Electric o 500e in parcheggi pubblici, presso la distribuzione organizzata, nei punti di ristorazione, negli hotel. Anche nei centri sportivi. Ovviamente chi ha vicinanza con queste strutture appartenenti a grandi catene, può attendersi quanto prima le colonnine pronte grazie ad accordi nazionali.

Quelle da 22 kW nelle aree urbane e quelle super veloci, fino a 300 kW DC, nelle vie di grande scorrimento. Andiamo a vedere dove gli italiani saranno per certo aiutati nel trovare una colonnina pubblica di ricarica, con Be Charge. Primi i grandi capoluoghi: Torino, con oltre 300 punti ricarica, Milano 309, Roma 320, Bologna 108 e Rimini 100. Nei parcheggi d’interscambio dell’ANM di Napoli, Be Charge installerà 120 stazioni per 240 punti di ricarica. Infine Treviso, che conta già 94 Punti di ricarica operativi.

E le città meno grandi, le zone di provincia? Al Centro-Nord sono coinvolte subito Tortona, Pesaro, Chieti, Pescara e Sassuolo. Al Sud Termini Imerese, Marsala, Monopoli e Cerignola. Accordi prevedono la fornitura di infrastrutture ricarica a Parma (50 punti) Biella e provincia (106) Cesenatico (20) e Piacenza. Colonnine Be Charge per auto elettriche in arrivo anche grazie ai consorzi di comuni, per gli spazi meno congestionati ma interessati: Consvipo, Consorzio per lo sviluppo del Polesine, I borghi più belli della Sicilia e i Comuni della Valle d’Aosta. Infine per contare su colonnine di ricarica disponibili, ci sono anche gli accordi che Be Charge prende insieme con utilities territoriali e gestori flotte auto, che toccano paesi di ogni grandezza: Ascotrade in Veneto, CVA in Valle d’Aosta, E-Vai in Lombardia e Sicily by Car. Un elenco che vale oggi e che cresce nel tempo, un elenco dove chi si riconosce vicino ai luoghi citati ha un elemento certo in più, a favore dell’auto elettrica già nel 2021

Come si ricarica: alla colonnina

Domanda banale e risposta ovvia, per molti. Però quanti a oggi hanno ricaricato un’auto elettrica? Certo pochi, certo meno di quanti se ne interessino o abbiamo fatto “un giro” su qualche bella Tesla o pratica Zoe. Allora, come ricorda Be Charge ai propri abbonati, per ricaricare alle stazioni pubbliche basta avere attiva in tasca, su telefonino, l’App gratuita dedicata. Proprio con l’App si trovano subito in mappa tutte le stazioni Be Charge sul territorio. Un aiuto non solo logistico, perché si verifica in tempo reale con certezza, la tipologia di presa e anche il prezzo in €/kWh (costo addebitato poi sulla carta di credito associata).

Occorre distinguere, secondo l’auto elettrica che si guida e il caricatore presente a bordo, quale colonnina utilizzare. Perché le stazioni Be Charge sono di tipo Quick, fino a 22 kW in corrente alternata (ottimali per Twingo, ad esempio) oppure Fast, fino a 150 kW o HyperCharge, oltre 150 kW (per i SUV o le auto più prestanti) in corrente continua. La navigazione collegabile guida presso la stazione d’interesse scelta. Ci si arriva, si collega la presa e si avvia la ricarica che viene monitorata direttamente dall’App, senza errori e con disponibile, nel caso serva, un’assistenza remota telefonica 7 su 7.

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