Divertimento di guida elevato e consumi ridotti: con questo slogan, nel 2009 Volkswagen ha presentato al North American International Auto Show di quell’anno la Concept BlueSport, studio per una piccola roadster.

Secondo l’allora capo della Volkswagen, Martin Winterkorn, quest’auto offriva “puro dinamismo in combinazione con la filosofia dell’efficienza di Volkswagen”. Indubbiamente in quegli anni la Casa era tormentata dall’idea di una roadster nel “formato” della Mazda MX-5, sulla cresta da oltre tre lustri, come ha confermato 6 anni prima la Concept R con motore centrale V6, rimasta alla fase di studio.

A caccia dell’essenziale

La Concept BlueSport era lunga 3,99 metri, larga 1,75 metri e alta 1,26 metri, con un passo di 2,43 metri, ed era stata costruita con la massima attenzione alla leggerezza e l’obiettivo di restare entro i 1.200 kg ottenuti anche grazie alla capote in tessuto e alluminio del peso di soli 27 kg.

Nonostante il dinamismo, l’idoneità all’uso quotidiano non è stata trascurata provvedendo, grazie al motore disposto centralmente, a un vano di 112 litri nella parte anteriore più uno da 70 litri nella parte posteriore.

Sotto il vestito… Diesel!

Il motore era figlio dell’euforia per il gasolio che Volkswagen attraversava all’epoca: dietro i due sedili sportivi pulsava infatti un CleanDiesel TDI da ben 180 CV con iniezione common rail e catalizzatore ad accumulo per l’ossido di azoto. Questo 2 litri erogava una coppia massima di 350 Nm da 1.750 giri ed era collegato alle ruote tramite un cambio a doppia frizione con 6 marce dotato anche di pulsanti sul volante.

VW Concept BlueSport (2009)

Ottime prestazioni in tutti i sensi

Così equipaggiata, l’auto impiegava 6,6 secondi per passare da 0 a 100 km/h mentre la velocità massima era di 226 km/h, ma in modalità Eco consumava appena 4,3 litri ogni 100 km con emissioni di 113 g/km di CO2 grazie anche al sistema start-stop automatico e al recupero energetico (in questo caso l’alternatore intelligente che si scollegava in accelerazione).

In questo modo, la Concept BlueSport prometteva di risparmiare fino a 0,2 litri di carburante ogni 100 km in città e grazie a un serbatoio da 50 litri, superare i 1000 km di l’autonomia.

VW Concept BlueSport (2009)

Essenziale ma sofisticata

L’interno trasmetteva un alto livello di fascino high-tech: in evidenza c’era un touchscreen nella consolle centrale tra i sedili e direttamente di fronte ad esso c’era un controller rotativo multifunzionale con la funzione di selettore per il cambio. I sedili leggeri rivestiti in pelle con schienali monoblocco accoglievano i passeggeri, protetti da una capote elettrica in tessuto arancione e da sedili dotati di roll bar.

Tre grandi comandi rotanti dall’aria futuristica gestivano inoltre l’impianto di climatizzazione a due zone ed erano posizionati sopra il touchscreen. Girandoli a sinistra in direzione “più freddo”, il display diventava di un blu sempre più intenso, al contrario diventata di un rosso vivo.

VW Concept BlueSport (2009)
VW Concept BlueSport (2009)
VW Concept BlueSport (2009)

Crisi o concorrenza interna?

Perché questo convincente studio non è andato in produzione? Ci sono molte ragioni, ma principalmente si deve alla crisi economica (il Dieselgate era ancora lontano) e al fatto che altri marchi del Gruppo o affiliati occupavano già quel segmento con profitto. Audi aveva la TT e Porsche la Boxster, due successi che la dirigenza ha preferito non andare ad attaccare dall’interno.

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